Tra le foci del Tevere e dell'Arno a Mezzogiorno, stà un paese guasto.
Gli antichi Etruschi un dì lo coltivarno
Et enne Impero, glorioso e vasto.
Maremma rigogliosa, di genti e città.
Roma la soffocò, dannando, nei secoli,
La più ricca e civile contrada.
Desolata mutò in deserto di macchie,
L'aria si fece malsana.
Palude s'allargò, pigra sotto il sole
In putrido miasma, fetente di gramigne,
Pestilenze, tra gli alti colli e il mare.
Guardami disse il mare
E vi dipiana gli alti colli
La Maremma tutta,
Dilettevole molto
E poco sana.
Diventò rifugio della gente d'Appenino
Tra Monte dei Paschi e dogane.
Guadagnò economia, forgiò cultura,
Munse la propria storia.
Maremma desolata di genti e città.
Quando il pastore se ne và in Maremma,
Gli pare d'esser giudice o notaio
La coda delle bestie è la sua penna,
Il secchio per il latte, calamaio.
Da che mondo è mondo,
Per quel che si sa,
Per quel che si ricorda.
Se c'è Maremma, ci sono cavalli.
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